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Nel decreto anti-crisi in discussione alla Camera, come preannunciato, è stata inserita la proposta di innalzamento a 65 dell’età pensionabile per le donne della pubblica amministrazione. Sono fermamente contraria sia per una questione di metodo, sia per il merito della questione. Innanzi tutto non si deve pensare di fare cassa sulle donne! Se occorre aprire una discussione lo si deve fare nell’ambito di una complessiva riforma del sistema, non aprioristicamente, nella piena consapevolezza che adeguarci all’Europa significa innanzi tutto conseguirne gli obiettivi in materia di occupazione, welfare, parità sostanziale, mentre l’Italia è ancora lontanissima dal raggiungimento degli obiettivi di Lisbona…e il Governo non sembra preoccuparsene un granchè…
Ancora una volta si vuole intendere la parità in senso punitivo, così a pagarne le conseguenze saranno le donne , alle quali oggi si chiede di rinunciare a quel piccolo risarcimento riconosciuto per il lavoro di cura svolto ogni giorno – e che tanto ha fatto e fa risparmiare lo Stato! – Inoltre occorre rilevare che in tempi di crisi la vita è più difficile per tutti – ed arrivare a fine mese è spesso un’impresa . Andarsene in pensione sta diventando un miraggio anche per chi ne ha maturato i requisiti e tutte le condizioni previste dalle norme attualmente in vigore…Allora mi domando se è proprio il caso di avanzare questa proposta nell’ambito del decreto anticrisi, o se non sarebbe meglio muoversi con la cautela ed il rispetto necessari, soprattutto quando si toccano argomenti sensibili come questo. Oggi si comincia con le lavoratrici statali, domani si colpiranno anche le donne degli altri settori. Penso che a fronte di questa ennesima provocazione occorra innanzi tutto coinvolgere tutti gli attori sociali e creare nel paese, a partire dai posti di lavoro, una serrata discussione che coinvolga tutte le donne per arginare l’ingratitudine di chi non conosce la fatica femminile.
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