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Mozione di Elisabetta Rampi sui precari della scuola PDF Stampa E-mail
Parlamento - Attività Onorevole Elisabetta Rampi
Scritto da Elisabetta Rampi   
Mercoledì 16 Settembre 2009 13:13

Vi invio la mozione sui precari della scuola che ho sottoscritto assieme ai deputati PD della Camera. Nel contempo abbiamo presentato al ministro Gelmini un'interpellanza urgente affinché riferisca al più presto al Parlamento e al Paese circa il reale ammontare dei tagli operati e le conseguenze disastrose provocate sulla scuola pubblica e sull'intero sistema sociale italiano.

 

Cordialmente Elisabetta Rampi

 

 
(La Camera dei deputati),
Premesso che:
a pochi giorni dall'inizio dell'anno scolastico l'opinione pubblica è fortemente colpita e impressionata dalla gravità degli effetti prodotti dalle cosiddette riforme realizzate con i provvedimenti governativi sulla scuola; tagliare nel solo anno scolastico 2009/10 oltre 42 mila posti di personale docente e più di 15 mila posti di personale ATA, come anticipo dei complessivi 130 mila che si prevede di eliminare entro il prossimo triennio, significa il licenziamento di oltre 18 mila docenti e di oltre 8 mila tecnici, amministrativi ed ausiliari, che da anni svolgono la propria mansione con incarichi annuali costantemente rinnovati su posti vacanti disponibili non coperti da nomine a tempo indeterminato per una scelta di risparmio da parte dello Stato. Le rassicuranti affermazioni, espresse nei mesi scorsi dal ministro Gelmini e dal Presidente del Consiglio, che nessuno sarebbe stato licenziato sono pertanto disattese dai fatti, che coincidono con le previsioni formulate dal Partito Democratico e dalle Organizzazioni Sindacali;

tale massiccio licenziamento - che può essere definito senza tema di essere smentiti "il più grande licenziamento di massa nella storia del nostro Paese" - sta producendo, in occasione delle operazioni di nomina da parte degli Uffici scolastici provinciali, drammatiche e diffuse iniziative di protesta;

le recenti 16 mila nomine a tempo indeterminato, 8 mila docenti e 8 mila ATA (ben inferiori alla tranche annuale di 50 mila docenti e 10 mila ATA del piano triennale di immissione in ruolo previsto dalla Finanziaria 2007 e mai abrogato dal presente Governo), non hanno  coperto tutti posti lasciati liberi dai pensionamenti; inoltre, va  ricordato che nell'anno scolastico 2009/10 vi saranno migliaia di  incarichi annuali coperti da lavoratori precari destinati a   licenziamento nei prossimi anni per ottemperare al pesantissimo taglio  di personale previsto dall'art.64 della legge n. 133/2008 (per l'a.s.  2010/11: 25.560 docenti e 15.167 ATA; per l'a.s. 2011/12: 19.676  docenti e 14.167 ATA). Peraltro, la legge di assestamento del bilancio  2009 approvata nel luglio scorso ha definito ulteriori massicce  decurtazioni al la spesa per gli incarichi a tempo determinato , che  diminuisce complessivamente di 577.064.995 euro. Con tale riduzione,  che risulta aggiuntiva rispetto a quella di 456 milioni già operata in  attuazione dell'art. 64 della legge n. 133/2008, di fatto sarà  impossibile garantire, per i primi quattro mesi del nuovo anno  scolastico, la regolare retribuzione di quanti comunque riceveranno un  incarico annuale;

i precari della scuola, docenti e Ata, sono in numero ben maggiore ai  26 mila che non saranno confermati nell'anno scolastico che sta per iniziare: secondo le stime ufficiali del Miur, relative all'anno scorso, i docenti con incarico a tempo determinato sono stati ben 131mila. Questo dato non rappresenta solo l' avvilente incertezza per il  futuro professionale dei lavoratori coinvolti, ma denuncia anche la  mancata continuità didattica che viene negata a migliaia di studenti;

la citata massiccia riduzione di personale, che anticipa quella prevista per il prossimo biennio, avrà effetti molto gravi sulla quantità dell'offerta e sulla qualità del funzionamento delle scuoledi ogni ordine e grado. Ad esempio:

- non sono state attivate numerose sezioni di scuola per l'infanzia,  seppur richieste;

- nella scuola primaria, in molti casi non si è data risposta alla  domanda di tempo pieno, che non può essere confuso con un tempo scuola  a 40 ore poiché diverso è il modello didattico offerto . La riduzione  delle compresenze, inoltre, tanto nel tempo pieno quanto  nell'organizzazione modulare del team di 3 docenti su due classi,  produrrà gravi conseguenze sul piano della continuità didattica e,  quindi, della qualità del processo di insegnamento-apprendimento;

- analoghe conseguenze si avranno nella scuola secondaria di primo  grado: la diminuzione delle ore di italiano, di tecnologia e, in molti  casi, della seconda lingua comunitaria, determina non solo la  riduzione del tempo scuola ma avrà inevitabili ricadute sul piano  dello sviluppo delle conoscenze dei nostri ragazzi;

- si aggrava il problema della gestione degli studenti che non si  avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica, poiché è in  aumento in ogni ordine di scuola la mancata organizzazione - per  l'assenza di personale dovuta all'abolizione delle compresenze e alla  riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore - delle attività didattiche  e formative alternative al detto insegnamento;

- l'incremento del numero di alunne/i per classe, provocato dalla  volontà di impedire l'apertura di numerose classi della scuola  primaria e secondaria di primo e secondo grado, avrà conseguenze gravi  sulla qualità didattica e sui livelli di apprendimento, e produrrà un  diffuso mancato rispetto delle norme di sicurezza nelle aule  scolastiche;

le situazioni descritte citate a titolo di esempio e, più in generale,  il taglio draconiano della spesa per l'istruzione - previsto dall'art.  64 della legge n. 133/2008 e dalla legge finanziaria 2009 - sono  foriere di conseguenze facilmente immaginabili sul futuro economico,  sociale ed educativo del nostro Paese . Inoltre, contrariamente alle  assicurazioni fornite nei mesi scorsi dal Presidente del Consiglio e  dai suoi ministri, la decisione di decurtare pesantemente gli organici  della scuola contribuisce ad alimentare la crisi economica che ha  colpito il Paese e ad incrementare la già enorme platea di chi ha  perso il lavoro di ulteriori 26.000 persone, prevalentemente donne,  poiché l'occupazione nella scuola è in maggioranza femminile, e  residenti nelle regioni meridionali, dove i tagli si sono abbattuti  con maggior pesantezza;

a partire dalla riduzione delle prestazioni delle scuole statali , il  Governo pare inconsapevole della gravità dei guasti prodotti dalle  misure assunte ;

dopo la confusa emanazione dei Regolamenti recanti la "revisione  dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola  dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione" e le "norme per la  riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace  utilizzo delle risorse umane della scuola", ora oggetto di specifiche  contestazioni presso i tribunali amministrativi e la stessa Corte  Costituzionale , si stigmatizza con forza che non sia ancora  ufficialmente esistente e pubblicato sulla G.U. il Decreto  Interministeriale sugli organici, in base al quale sono stati  costituiti gli organici delle singole scuole e operate le descritte  massicce riduzioni di posti;

la soluzione prospettata con i cosiddetti "contratti di disponibilità"  è del tutto insufficiente, poiché se da un lato sostituisce di fatto i  limitati ammortizzatori sociali già operanti nel passato anche per il  personale scolastico, dall'altro non salvaguarda la risorsa docente e  al contrario crea discriminazione tra i precari, dato che la priorità  per le supplenze brevi offerta elusivamente a coloro che lo scorso  anno sono stati destinatari di una supplenza annuale sottrae le uniche  opportunità di impiego a quei docenti che da anni lavorano con  supplenze di circolo o di istituto;

la scelta del Governo di ricercare accordi con le singole Regioni,  affinché integrino con risorse proprie quelle già previste per  l'indennità di disoccupazione, è un palese tentativo di scaricare  sulle Regioni il costo sociale degli tagli irresponsabili imposti al  sistema scolastico nazionale dall'esecutivo Berlusconi: tali accordi -  che potranno semmai avere carattere aggiuntivo e mai sostitutivo -  mancano del necessario riferimento nazionale e pertanto presentano  impostazioni, procedure e modalità di intervento differenti (con  conseguenze negative sulle stesse graduatorie), condizionate dalle  risorse messe a disposizione dalle Regioni e dalle legittime esigenze  territoriali che l'autonomia regionale esprime;

                           impegna il Governo:

a predisporre un piano straordinario, sostenuto da risorse aggiuntive,  finalizzato all'abolizione dei tagli introdotti dall'art.64 della  legge n. 133/2008 e all'immissione in ruolo per docenti e ATA così  come previsto dalla legge finanziaria 2007;

ad attribuire un'indennità di disoccupazione per due anni (pari al 60  per cento della retribuzione nel primo anno e al 50 per cento nel  secondo) ai precari, il cui contratto non possa essere assolutamente  rinnovato, che hanno lavorato per almeno 180 giorni nell'anno  scolastico 2008/09 e a garantire la maturazione del punteggio di  servizio nelle graduatorie ad esaurimento;

a realizzare un incremento degli organici del personale ATA , per fare  fronte ad una situazione di assoluta emergenza per la mancata apertura  di molti plessi e sedi scolastiche e per l'impossibilità in molte  istituzioni scolastiche di garantire la normale attività  amministrativa e didattica di inizio anno scolastico;

a garantire che gli eventuali accordi regionali per il precariato  debbano mantenere criteri d'intervento e di applicazione unitaria e,  pertanto, che uno schema di convenzione sia discusso con la massima  urgenza al tavolo di confronto della Conferenza Unificata  Stato/Regioni; questi accordi devono comunque prevedere interventi e  garanzie per tutto il personale precario della scuola, sia docente sia  ATA;

a prevedere che gli interventi e i progetti per l'utilizzo  straordinario e provvisorio del personale che ha perduto l'incarico o  la supplenza annuale, rispondano all'esigenza di: innalzare la qualità  complessiva dell' offerta formativa; di favorire l'innovazione  didattica; di consentire l'aggiornamento e la formazione degli  insegnanti; di intervenire sull'allungamento-ripristino del tempo  scuola realizzando un efficace rapporto docenti/alunni (tenendo  presente le garanzie per gli alunni diversamente abili) e il connesso  incremento del tempo scuola individuale; di applicare una corretta  attuazione dell'accordo concordatario di avvalersi o non avvalersi  dell'insegnamento della religione cattolica, prevedendo attività  didattiche e formative alternative al detto insegnamento ; di  prevenire e contrastare, con interventi specifici, le situazioni di  disagio sociale e di abbandono scolastico. In questo senso, i  "contratti di disponibilità" dovrebbero essere attivati direttamente  dal Ministero, mentre gli accordi con la Conferenza Stato Regioni  dovrebbero essere volti alla qualificazione della offerta formativa  territoriale;

assegnare un numero certo e stabile di insegnanti e di personale Ata  (organico funzionale) alle scuole sulla base di criteri oggettivi, in  modo da garantire continuità didattica e autonomia, per realizzare un  piano dell'offerta formativa (POF) di qualità, nel rispetto delle  norme nazionali.


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