Elisabetta Rampi, nel rivolgere un ringraziamento al presidente e al relatore per aver reso possibile lo svolgimento di audizioni informali sull’argomento in questione, delle quali ritiene si sia tenuto conto in sede di formulazione della proposta di parere, sottolinea la necessità di affrontare le problematiche delle pari opportunità con spirito trasversale, in vista del superamento dei troppi ostacoli che ancora impediscono alle donne di emergere nella società in materia di accesso al lavoro, retribuzione e regimi professionali di sicurezza sociale.
Fa notare che in un periodo di grande crisi economica, che colpisce anzitutto i soggetti deboli del mercato del lavoro – come le donne – il Governo, da un lato, si lascia andare ad affermazioni
di principio propositive, come quelle contenute nel provvedimento in esame, dall’altro, nella manovra di finanza pubblica che si appresta a varare, sembra ignorare totalmente tali problematiche, prospettando ingenti tagli ai servizi di welfare.
Rileva che a fronte dei drammatici dati sull’occupazione femminile, che testimoniano di un Paese sempre più lontano dal raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, diviso tra nord e sud e dilaniato
da una profonda crisi di valori, la classe politica dovrebbe avvertire il dovere morale di cambiare passo e di assumersi la responsabilità di superare le profonde condizioni di disparità occupazionali, retributive e previdenziali tuttora esistenti.
Nel merito più specifico del provvedimento, pur ritenendo condivisibili taluni aspetti del provvedimento, esprime perplessità sulla prospettata eliminazione, dal Codice delle pari opportunità, del riferimento alla progressione professionale e di carriera, sulla delineazione di
un rapporto quasi gerarchico tra la consigliera di parità e le sue supplenti, nonché sulla mancata acquisizione del parere della Conferenza Stato-regioni.
Inoltre, rileva talune criticità nella parte del testo relativa alle forme di previdenza collettive, nelle quali, a suo avviso, mancherebbe una effettiva solidarietà di genere, nonché laddove si affronta la tematica del ruolo della consigliera nazionale di parità, che giudica poco indipendente, a dispetto delle indicazioni dell’Unione europea. Auspica, in conclusione, che vi siano ancora margini per una modifica più significativa del testo in esame, che possa favorire davvero lo sviluppo di politiche a sostegno delle donne e della maternità, attraverso interventi che garantiscano la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli familiari.
L’Italia è al settantaduesimo posto su 134 Paesi in materia di pari opportunità (addirittura dopo il Vietnam ).
Occorre agire subito.