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Non vi sono più dubbi che in questi tempi bui la capacità di indignarsi sia una merce molto preziosa, ormai in via d’estinzione. Ogni volta mi aspetto che gli Italiani (o i Grignaschesi, a seconda delle occasioni) facciano sentire forte il loro grido di stizza, ma quasi sempre le mie aspettative rimangono insoddisfatte. Mi riferisco, nel caso specifico, alla foto pubblicata lo scorso lunedì 12 luglio da Notizia Oggi, nella quale è ripreso il gruppo di volontari che ha contribuito alla realizzazione della Festa Provinciale del Popolo della Libertà a Grignasco. Tra i visi sorridenti che vi compaiono balza all’occhio quello di un ragazzo, la cui identità mi è assolutamente sconosciuta, che indossa un’eloquente maglietta raffigurante il Duce in una delle sue spavalde pose tristemente note e il motto “credere, obbedire, combattere” da quest’ultimo coniato. Per chi non ne fosse a conoscenza, la citata sequenza di verbi all’infinito costituisce uno dei precetti più bellicosi dell’alfabeto fascista, un imperativo categorico teso a esprimere un disprezzo assoluto per la democrazia, fatto inserire dal Duce nell’art. 4 dello Statuto del Partito Nazionale Fascista. Era il motto della Gioventù Italiana del Littorio, la sezione giovanile del Fascismo fondata il 29 ottobre 1937 con lo scopo di accrescere la preparazione spirituale, sportiva e militare dei ragazzi italiani fondata sui principi dell'ideologia del regime. Sono del parere che l’episodio in questione sia di una gravità assoluta.
L’art. 4 dalla legge n. 645 del 20 giugno 1952, contenente le “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione”, la quale vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista, dispone in maniera lapidaria che “alla stessa pena di cui al primo comma (reclusione da sei mesi a due anni) soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Non credo esistano ampi margini di incertezza nel ritenere che un comportamento come quello sopra descritto integri i presupposti della citata disposizione normativa (c.d. Legge Scelba). Penso altresì che sia intollerabile che l’episodio in parola passi sotto silenzio in una comunità come la nostra, fiera delle sue radici antifasciste e grata a tutti coloro che hanno combattuto e perso la vita per la sua libertà. In conclusione, mi auguro che gli esponenti del Circolo locale PDL vogliano prendere una posizione chiara sull’argomento, dissociandosi o assumendosi la piena responsabilità dell’episodio. Mi auguro inoltre che lo stesso voglia fare la nostra Amministrazione Comunale, dal momento che autorevoli componenti della stessa hanno preso parte alla realizzazione della manifestazione di cui si è detto.
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