|
L’annuncio dell’AD Fiat Sergio Marchionne del trasferimento in Serbia della produzione del nuovo monovolume, inizialmente allocato presso lo stabilimento torinese di Mirafiori, getta ombre preoccupanti sul futuro industriale dell’intero Piemonte. Il recentissimo piano industriale, illustrato infatti il 21 aprile, si fondava sulla saturazione produttiva degli impianti esistenti per garantire criteri di efficienza economica e competitività; spostando la produzione del nuovo monovolume, si porterebbe lo stabilimento di Kragujevac ad una sovraproduzione del 100%, riducendo Mirafiori ad un evidente stato di abbandono e sottosaturazione.
L’on. Elisabetta Rampi, membro PD della Commissione Lavoro alla Camera, ed il vicesegretario provinciale del PD novarese Nicola Pomella, esprimono “preoccupazione per una scelta che favorirebbe un effetto domino nella realtà industriale piemontese. Una saturazione produttiva del 25% dello stabilimento torinese ne pregiudicherebbe la futura esistenza, con durissime conseguenze nel breve periodo ed una tragica a medio termine.
In primis l’indotto, che partendo dalla cintura torinese arriva fino al nostro novarese, verrebbe spazzato via; nel medio periodo sarebbe a rischio l’esistenza stessa dell’intero quartier generale, della progettazione e della ricerca nel capoluogo di regione: le efficaci politiche industriali degli Stati Uniti di Obama stanno già ora attirando le leve del comando verso la Chrysler di Detroit. Auspichiamo un analogo rapido ed efficace intervento del Governo, che scongiuri la produzione, con relative conseguenze, del nuovo modello Fiat al di fuori dall’Italia”.
“Mirafiori non può essere correlata ad altri avvenimenti del gruppo” – continuano i democratici Rampi e Pomella – “qui vive una tradizione industriale pluricentenaria che si estende all’intero Piemonte, non c’è bisogno di piani straordinari ma soltanto di percorrerne la strada che porta alla qualità. Fiat, che ricordiamo è acronimo di Fabbrica Italiana Automobili di Torino, è ormai unico produttore nazionale di automobili e protagonista globale: invitiamo ora l’azienda a scegliere fino in fondo la qualità e l’innovazione tipici del made in Italy, magari attuando concrete politiche di rilancio per i marchi Lancia ed Alfa Romeo, precedentemente acquisiti. Un rilancio che vedrebbe Fiat impegnata non a delocalizzare la produzione e a competere sul low cost, con cui esiste un fisiologico gap verso i competitor dell’est, ma a misurarsi sui terreni più fertili legati alla ricerca dell’eccellenza, cui i nostri lavoratori piemontesi sono risorsa insostituibile“.
“Abbiamo una politica industriale allo sbando” – concludono i novaresi – “occorre che il Governo convochi subito un tavolo e si occupi del futuro dell’Italia e dei propri lavoratori, smettendola di pensare unicamente a come risolvere i problemi personali dei propri esponenti”.
|