Un sentimento misto di inadeguatezza e di commozione mi avvolge sempre nell’avvicinarsi del 25 aprile.
Commozione : per le giovani vite stroncate in combattimento, per i lutti che in quegli anni si sono susseguiti come ferite indelebili sui sentieri della nostra pianura.
Inadeguatezza : per la consapevolezza di appartenere ad una generazione che grazie anche a quei morti, a quel dolore, a quei lutti, non ha conosciuto la dittatura e la guerra.
La mia generazione non è quella dei testimoni.
La mia generazione è quella dei figli. Figli di quelle pagine di storia della Resistenza scritta anche dai grandi testimoni di questa terra.
Scrive Giorgio Bocca nella sua “Storia dell’Italia Partigiana”che in Piemonte, più che in ogni altra parte dell’Italia, la Resistenza fu unitaria, nazionale e interclassista.E la Provincia di Novara non fa eccezione.
Qui operarono fianco a fianco partigiani comunisti come Gisella Floreanini o Albino Calletti o Eraldo Gastone con partigiani cattolici come i galliatesi Remo Rabellotti e Dante Mena o il novarese Francesco Albertinale;socialisti come Alberto jacometti, Piero Fornara ed Enrico Massara.
A questi uomini e a queste donne noi dobbiamo la nostra libertà.