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In questi ormai lunghi anni di governo della destra a Novara abbiamo imparato a conoscere molte delle caratteristiche salienti di Giordano e alleati. Abbiamo ad esempio ben chiaro il fatto che la cultura non sia esattamente il “core business” di Lega e Pdl. In ormai otto anni di predominio elettorale non abbiamo mai visto neppure per accenni uno straccio di progetto organico che andasse oltre l’elargizione imperiale di qualche brandello di “circenses”, per alludere ad una ipotesi di distretto culturale partecipato, in cui la cultura potesse divenire fattore di sviluppo territoriale. Non pretendevamo neppure così tanto. Ma oggi il livello è tale che non possiamo che parlare di un totale fallimento su tutta la linea.
Stentate e confuse, lontane da una idea di progetto organico sono le scelte sui contenitori: Castello e Broletto rimangono confinati in un futuro troppo remoto, e l’ennesimo project financing su Casa Bossi è sfumato, disegnando per il prestigioso sito antonelliano un domani molto incerto: Nella città che fu una delle capitali dell’editoria, e che possiede una delle più importanti biblioteche del Piemonte, non c’è una iniziativa organica e degna di tal nome nell’ambito letterario, salvo una modesta scimmiottatura di ben altri festival promossi dalla Provincia negli anni dell’amministrazione di centrosinistra. Non si è neppure provato ad articolare un progetto che mettesse a sistema le buone idee emerse in questi anni da parte di privati e associazioni in campo musicale (dallo “Street Festival” a “Novara Jazz” e oltre), limitandosi a cianciare della “Città dei festival”. Persino una risorsa come il teatro Coccia non ha mai saputo andare oltre l’offerta di uno spazio, ricettacolo di programmazioni decise altrove. Alla vigilia dell’ottavo anniversario del governo della destra, a sancire questo fallimento due fatti simbolici. Il primo è la sentenza su quella che tutta Italia conosce come la “mostra delle croste”, cioè l’esposizione ospitata dal Municipio di un florilegio di quadri falsi propagandata dalla giunta Giordano come grande evento culturale. Tutti ricordano come andò a finire: i falsi scoperti da un autorevole critico d’arte, l’imbarazzo del sindaco, i carabinieri in aula consiliare, i titoli sui giornali anche nazionali. Ed ora il processo e la sentenza. Non è nostro compito valutare gli esiti giudiziari, ma vogliamo sottolineare come il Pubblico Ministero nella sua requisitoria abbia parlato esplicitamente di comportamento “colposo” da parte del sindaco e della sua amministrazione, che in tutta la vicenda si sono comportanti con leggerezza e faciloneria, così come noi abbiamo sempre ribadito. E anche la sentenza, respingendo la richiesta di risarcimento avanzata dal Comune, implicitamente suggerisce a Giordano e ai suoi un pudico silenzio. Il secondo elemento simbolico del fallimento – dopo la scomparsa della Notte Bianca estiva - è la morte prematura dell’Estate Novarese. Siamo ormai oltre la metà di giugno e del consueto cartellone di spettacolo per chi rimane in città non c’è traccia. Non ci risulta che sia stata neppure bandita la gara d’appalto per l’organizzazione. E non si parli di difficoltà di bilancio, perché quando si vuole – vedasi convegni “padani” con annessi tornei calcistici – i soldi si trovano. Insomma, siamo a Caporetto. Il sindaco e l’assessore Pessarelli ne traggano le conseguenze.
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