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In diverse occasioni, come gruppo di opposizione, abbiamo sollevato la questione di Casa Bossi nell’aula del consiglio comunale. L’abbiamo fatto quando, per la seconda volta, andò deserto il bando di Project Financing, per far presente al sindaco che questa procedura, per un monumento come Casa Bossi, era del tutto inappropriata, in quanto uno strumento di questo genere ha senso solo per la sua immediata capacità di generare flussi di cassa per l’investitore privato. L’abbiamo fatto ancora nel momento in cui la giunta Giordano avanzava l’ipotesi della vendita (dopo che era stata valutata inadeguata la proposta di una azienda della provincia di Treviso) e, nello stesso tempo, organizzava, con grande risonanza, gli Stati generali della cultura con l’intento di proiettare la nostra città in un progetto culturale di ampio respiro. Un controsenso, che denota scarsa lungimiranza: nel momento in cui si vuole investire (almeno nelle intenzioni e nelle parole) nella cultura, ci si disfa di uno dei monumenti simbolo della “novaresità”.
Solleviamo il problema anche adesso, nel momento in cui si verificano due fatti significativi: l’iniziativa di un comitato spontaneo di cittadini che ha dimostrato, in due occasioni e al di sopra di ogni aspettativa, lo straordinario interesse dei novaresi per questo monumento; il nostro sindaco, che si proietta ai vertici del governo regionale. Come è possibile pensare che Giordano, che si appresta, insieme al presidente Cota, a governare il Piemonte in un’ottica (almeno così dicono) meno “torinocentrica e più attenta a valorizzare le identità delle province, continui ad immaginare che l’unica soluzione per Casa Bossi sia la vendita ai privati? Risulta francamente stucchevole il coro unanime anche di alcuni esponenti di primo piano del centro-destra novarese: possibile che in un momento politico così straordinario per il centro-destra e per la Lega in particolare (governano comune, provincia e regione) a nessuno di loro venga in mente che si possono mettere in atto tutti gli sforzi necessari per salvaguardare un monumento simbolo della città e la sua destinazione pubblica? Nella speranza che qualcosa si riesca a smuovere, ribadisco con forza i punti fondamentali della nostra posizione: 1) Casa Bossi va recuperata e valorizzata nella sua integrità e nella sua interezza a totale destinazione e fruizione pubblica; sono diversi gli esempi in Italia di residenze private ottocentesche divenute nel tempo strutture a destinazione e fruizione pubblica: basti pensare alla prestigiosa Villa Mimbelli di Livorno, adesso sede museale; 2) Facciamo di Casa Bossi la “Venaria” del Piemonte orientale, in modo tale che, in un rapporto sistemico con il Castello visconteo, possa essere pienamente valorizzata la straordinaria ricchezza di patrimoni e beni archivistici di cui la città è dotata; 3) Si può anche immaginare che alcuni spazi possano essere destinati al variegato mondo delle associazioni culturali; 4) Riteniamo che le risorse necessarie possano essere trovate mettendo in campo una sinergia a più livelli: risorse pubbliche, interventi Fondazioni bancarie, ma anche sperimentazione di una sottoscrizione popolare.
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