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Ennesimo teatrino della politica, in una maggioranza ormai tenuta insieme soltanto dal desiderio di mantenere il proprio status quo e le proprie poltrone, durante il Consiglio Provinciale di martedì 27 luglio. Una serata in cui si è discusso praticamente solo di Unità d’Italia: un passaggio formale che sembrava veloce e scontato, ma dove sono emerse le profonde differenze all’interno dell’attuale maggioranza di destra che guida la Provincia. All 'ordine del giorno del consiglio una mozione da tempo presentata dal gruppo del Partito Democratico in merito alle celebrazioni dell’Unità d’Italia, cui è stato contrapposto, durante la seduta, uno "alternativo" della Lega di fronte al quale il gruppo del PDL non è stato in grado di reagire doverosamente, difendendo il principio inderogabile della necessità di celebrare un evento storico di grande rilevanza che ha segnato in modo irreversibile la vita di questo paese e che deve restare nella memoria colletiva della sua storia. Stoppato sul nascere il tentativo di trovare un compromesso, inaccettabile per il PD.
Quello che avrebbe dovuto essere un civile confronto sulla meditata consapevolezza di celebrare insieme a tutto il territorio della nostra provincia l'unità del paese, si è trasformato in uno scontro nella maggioranza che ha visto vacillare la già debole leadership di Sozzani. Solo dopo la sospensione di un’ora del Consiglio Provinciale con un crescendo di tensioni malcelate ed un’informale (e rifiutata) richiesta di ritirare la mozione del PD, i lavori sono ripresi con la proposta di voto anche della mozione leghista emendata dai consiglieri pidiellini. La situazione sembrava tornata alla normalità, ma durante le due votazioni, è passata la mozione di stampo leghista, mentre quella PD è stata bocciata con l’importante astensione di un'esponente del PdL. La capogruppo del Partito Democratico in Provincia di Novara e presentatrice della mozione, Paola Turchelli, sottolinea la miresevole e triste situazione di un consiglio che cerca di ritrovare un'unità formale ma perde sempre più di credibilità istituzionale: “l’unità d’Italia è un fatto politico che a qualcuno dà fastidio: si è cercato di dimenticarlo, fortunatamente senza riuscirci. Celebrare il 150^ della nascita dell’Italia unita è un dovere e non un 'opzione: dobbiamo ricordare la dura divisione del nostro popolo ed i secoli di invasori stranieri, nonostante l’Italia avesse già una comunione di valori, di lingua, di cultura, e di costumi. E ricordiamo cosa siamo diventati uniti: uno Stato che ha saputo superare guerre e dittature, che ha consolidato un’economia nazionale e si è imposta negli anni come potenza internazionale, nella Nato, nella Comunità Europea e nell’Onu”.
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