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Morgando: ora cerchiamo di rafforzare il partito PDF Stampa E-mail
Regione - Elezioni Regionali 10
Scritto da Gianfranco Morgando   
Giovedì 01 Aprile 2010 14:20

Intervista a Gianfranco Morgando, su la Repubblica del 1 aprile 2010 - D. Longhin

«Chiederò la fiducia nella prossima direzione del partito». Nella prima segreteria convocata dopo le regionali, il numero uno del Pd, Gianfranco Morgando, ha cercato di spiegare le ragioni di una sconfitta che ha definito «grave perché consegna il Piemonte alla Lega», senza scaricare le colpe su nessuno.
«La responsabilità è solo nostra», ha ribadito il segretario durante la riunione durata più di tre ore, dove tutti i membri di segreteria hanno provato a dare la loro lettura della vittoria del centrodestra.
Morgando, rifarebbe tutto quello che ha fatto?
«Sì, su questo non ho dubbi. Rifarei tutto, dall´accordo con l´Udc alla scelta di ricandidare Bresso. Anche perché le decisioni sono state approvate con documenti e mozioni da tutti gli organi di vertice del partito. Svolte che hanno prodotto risultati positivi».

La Regione è andata persa. Come può dire che abbiano prodotto risultati positivi?
«La vecchia coalizione di centrosinistra è uscita dalle elezioni europee con il 42,85 per cento dei consensi. Ora ha sfiorato il 47 per cento. Con questo non voglio evitare di riconoscere la sconfitta che c´è stata. Ma si è perso per 10 mila voti, una percentuale irrisoria. E si è perso non perché altri hanno conquistato i nostri voti, ma perché non siamo riusciti a recuperare un consenso sfociato nella crescente astensione».
Alla fine l´asse con l´Udc da una parte e la sinistra radicale dall´altra ha funzionato?
«Dico che siamo stati competitivi. Dico che il Pd è riuscito a costruire nuove alleanze, favorendo anche la presenza di liste civiche e di carattere regionale che hanno prodotto consenso».
La candidata Bresso ha funzionato?
«Non credo che si possa rimproverare nulla alla Bresso. La presidente ha fatto tutto quello che poteva. Mi sarei aspettato un po´ di più da alcuni uomini della sua giunta».
Un risultato troppo deludente?
«Direi di sì. Non è mancato l´effetto Bresso, è mancato l´effetto giunta. Non è possibile che dopo cinque anni di azione amministrativa questa non incida sul consenso elettorale».
Qualcuno le ha chiesto di dimettersi dopo il risultato?
«No».
Ha pensato di farlo?
«Nella prossima direzione del partito, convocata per il 9 aprile, si verificherà se la segreteria ha ancora la fiducia. Mi sembra un passaggio necessario. Un passaggio opportuno per permettere a tutti di continuare a lavorare con serenità».
Teme che la direzione possa metterla in difficoltà?
«Ribadirò la difesa convinta delle scelte fatte e riconoscerò la sconfitta, ma è necessaria una discussione vera per rilanciare e rinnovare il partito».
Prima della segreteria ha incontrato il sindaco. È d´accordo con l´analisi di Chiamparino sull´esito del voto e la sua strategia per ricostruire una coalizione e un programma, ripartendo anche da Torino?
«È stato un confronto molto positivo. Condivido in pieno l´analisi fatta da Chiamparino e sono in sintonia con le proposte che ha fatto. Bisogna rafforzare il partito, radicarlo di più, organizzarlo meglio, mobilitare le persone sfiduciate e deluse, essere capaci di trovare nuovi leader. E Torino è un banco di prova importante».
Saranno necessarie le primarie per individuare chi potrà raccogliere nel centrosinistra il testimone di Chiamparino?
«Non siamo entrati nei dettagli del percorso, ma credo di sì. Primarie di coalizione in autunno. Nella direzione del 9 aprile avanzerò delle proposte su come rafforzare il partito».


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