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ELEZIONI E SANITA’. UNA DICHIARAZIONE DI GIULIANA MANICA
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- Categoria: Attività Consigliere Giuliana Manica
- Creato Mercoledì, 01 Giugno 2011 10:48
- Scritto da Giuliana Manica
Lo straordinario risultato del centrosinistra ai ballottaggi in Piemonte è il segno della grande attenzione e della fiducia che i cittadini hanno voluto dare al progetto e alle persone proposte dalla coalizione.
In particolare il risultato di Novara, città del presidente Cota, è la dimostrazione della voglia di cambiamento dei novaresi e di come questa non potrà non avere riflessi anche sul governo regionale.
A Novara i cittadini non hanno solo chiesto di cambiare sindaco e di voltare pagina con una gestione cittadina largamente insufficiente. Con il loro voto i novaresi hanno anche bocciato il primo anno di gestione regionale di Roberto Cota. Una gestione bocciata dai fatti, non ultimo lo scandalo che ha coinvolto la sanità e coinvolto anche l’assessore regionale, oltre al suo diretto collaboratore e a un commissario straordinario, questi ultimi due agli arresti. Le difficoltà del presidente Cota sono emerse anche in Consiglio regionale, oggi, durante il dibattito sullo scandalo. Un intervento il suo profondamente deludente, che non ha tenuto conto della gravità del momento e delle tante ragioni su cui riflettere.
Il presidente si rende conto che non è passato un anno dal suo insediamento e già si torna a parlare di scandali? Che è questo l’effetto dei suoi impegni sul rigore in sanità, la competenza, la separazione tra politica e gestione della sanità?
Con la gestione di Cota la sanità è diventata il luogo dell'espressione e del rafforzamento di un proprio potere, con l'appartenenza politica e non la professionalità come discrimine per promuovere commissari e punire funzionari onesti, non accondiscendenti al potere.
Sono queste le responsabilità politiche che Cota deve assumersi e a cui non può sottrarsi.
Se si vuole restituire autorevolezza alla politica regionale, l'assessore Ferrero dia le dimissioni da questa Giunta, e il presidente cambi la politica sanitaria, che non può essere gestita in modo "autoritario". E cambi anche l'atteggiamento nei confronti del Consiglio regionale.

